Un viaggio in Portogallo. Uno di quelli che vengono definiti tour gastronomici come non ne ho mai fatti. Mai infatti mi era capitato di organizzarmi una vacanza da solo e a pensarci, è effettivamente il primo viaggio fuori Italia post pandemia.
Il viaggio in Portogallo è stato un’esperienza particolare non solo perché solitaria ma perché disorganizzata, un po’ raffazzonata ed improvvisata giornata per giornata. La complessità poi di cambiare la propria mentalità, lo staccarsi dal dover visitare i monumenti perché “si fa così” e piuttosto andare alla ricerca delle mete personali, come possono essere i locali da provare. Tutto questo rompersi e aggiustarsi, riflettere e agire, ha portato alla creazione di quello che segue.
Partire carichi per la colazione
Un ottimo modo di approcciarsi alla visita di un Paese è anche quello di assecondarne le tempistiche. Una mattina avevo deciso di recarmi in un posto diventato virale per i croissant dalle dimensioni piuttosto generose, non a caso il posto si chiama Il Croissant Gigante. Ho trovato il locale circa appena aperto alle 10:40 del mattino e sono stato il primo cliente, parole della proprietaria.
Non vi consiglio di andare da croissant gigante per l’esperienza particolarmente gourmet, il locale ha semplicemente trovato una via catchy per diventare popolare. Ma ve lo consiglio proprio perché la signora, che mastica un pelo di inglese, è una persona meravigliosa con cui scambiare due chiacchiere.
Ammetto anche un certo piacere proibito nel sentirsi autorizzati a ingurgitare un tale pachiderma di croissant, che non eccelleva nella lievitazione (che posso supporre inizi a farsi un po’ complicata). Se non altro, la farcitura di crema di cioccolato e caramello salato ha dato un twist interessante al tutto.
Spingersi un po’ più in là
Lisbona è immensa. Costruita e ampliata nel corso dei secoli, è andata via via divorando le alture che già si trovano nei pressi del fiume e del mare. Di fronte a Lisbona, collegata con un ponte che è la copia del ponte di San Francisco, c’è un’altra città che di fatto sembra il prolungamento naturale dell’area metropolitana di Lisbona, la città di Almada. Ed è proprio qui che, dopo aver attraversato il fiume (nel mio caso con un traghetto) e percorso un lungofiume pedonale, ho raggiunto El Ponto Final.
El Ponto Final è un delizioso ristorantino sul fiume, specializzato in pesce, con la particolarità di poter far godere di un ottimo panorama i propri ospiti. Reso celebre dalla popolare serie di Netflix “date da mangiare a Phil”, il locale è in particolar modo famoso per il piccolo molo in pietra senza paratie su cui vengono fatti accomodare clienti temerari, come io che non lo sono.
Al Ponto Final ho mangiato una semplicissima insalata di polpo e patate che mi ha fatto entusiasmare, per poi chiudere con del salmone alla griglia e contorno di verdure.
Un mercato fuori dal tempo
Una delle tappe fisse dei miei viaggi è il mercato centrale delle grandi città. Come i monumenti storici, il mercato storico racconta come si mangia in quel determinato paese e, se particolarmente storico, spesso è adornato da un’atmosfera quasi mistica. Ne sono un chiarissimo esempio il mercato sulla Rambla a Barcellona oppure il mercato ittico a Tokyo.
A Lisbona, il mercato centrale è il Timeout Market: un mercato ortofrutticolo che è stato intensamente restaurato e rammodernato nel 2014 ed ora diventato la sede di diverse proposte culinarie. Da Timeout Market possiamo trovare locali che servono pasta fresca, pizza, sushi, carne alla griglia, piatti vegetariani, la qualunque. È presente uno spazio dedicato a laboratori didattici a diversi target ed un area centrale con tavoloni dove consumare le pietanze, con annesso stand della Super Bock (la firma nazionale di birra). Tappa obbligatoria di ogni appassionato di food & beverage, ma non solo.
Rimanere deliziati (e delusi!) dalla pasticceria tradizionale portoghese
I portoghesi hanno creato una fortissima identità intorno al pastel de nata, pasteis al plurale. Quelli che sono dei deludenti pasticciotti di pasta sfoglia, ripieni di crema e poi passati in forno. Di un prodotto così semplice nella sua semplicità, il Portogallo è riuscito a creare una narrazione così sconfortante per quanto efficace come se fossero i macaron francesi. Zero variazione, zero innovazione, per non parlare di eventuali veganizzazioni. Sicuramente rimane un dolce delizioso eh, ma demarca ancora che la cucina deve sempre evolversi con il passare del tempo.
Una delle pasticcerie storicamente più antiche è Pasteis de Belem, dove agli occhi e ai palati più accorti noteranno una notevole differenza con quelli tipici di Lisbona.
Farsi incantare da The Food Temple
Momento serio. Oh, non così serio, però attenzione. Andare in un posto e cercare di mangiare la roba tipica è sensato, in un certo senso doveroso, ma andiamoci piano. Limitarsi ad andare a mangiare la solita roba trita e ritrita perché identitaria del posto non solo è un errore molto grossolano e banale, ma vanifica tutto il lavoro di narrazione. Se vi limitate a pensare che la vostra metà turistica sia descritta solamente dalla cucina tradizionale del posto e non date spazio ad altro, voi state uccidendo il vostro gastrico, signori miei. Troppo? Va bene, moderiamo un po’ i toni.
Una delle prime sere sono stato a The Food Temple. Un locale che presenta un menù totalmente ed esclusivamente vegano. Non esattamente la proposta tradizionale di una città di mare (non esattamente la proposta tradizionale di nessuno mi verrebbe da aggiungere).
Da The Food Temple portate dalla giusta dimensione mi hanno permesso, senza appesantirmi, di arrivare ad attraversare l’intero menù con piena soddisfazione. Ho iniziato la cena con una zuppa di piselli piccante, proseguito con cuori di carciofi adagiati su un purè cremoso e concluso con una torta che dire eccezionale è dire poco. Simulava una cheesecake con una crema d’agrumi, una base di datteri e mandorle a simulare un crumble ed una decorazione di zenzero e semi di sesamo a bilanciare magistralmente i sapori; Carulina, l’unica cameriera a saper parlare inglese, ha saputo consigliarmi veramente bene.
Tornare alla cucina tradizionale?
La tasca (o le tascas al plurale, o le tasca? Devo capire) sono l’equivalente dell’osteria bolognese. Locale con la cucina tipica, frequentati da chi vive nel posto, a prezzi modici. Ne ho provati un po’, sia uno molto concentrato su chi è del posto e sia uno che si è un po’ rivolto ai turisti. Sicuramente un qualcosa che non vi dico di perdervi, ma vi consiglio di non dedicarci troppe visite; altre proposte più moderne o alternative adesso meritano una visita rispetto al “more of the same” (che è poi la cucina bolognese).
Farsi confondere dalla proposta di Oficio
Di Oficio non voglio in realtà dirvi nulla, ma lasciarvi con la curiosità. Il locale, curato con un estetica moderna, vanta una proposta gourmet che spazia tra le tre macro aree carne/pesce/vegetariano. Il menù gioca sapientemente con i sapori e le texture e che tendono a colpire per la loro originalità.
La formula da Oficio è particolarmente studiata per i gruppi e prevede di prendere diverse portate da assaggiare e condividere. Anche se la struttura del menù può sembrare un po’ caotica, ciò incentiva la cross-esplorazione di sapori diversi, come carne e pesce. Non proprio un ristorante che può piacere a tutti, ma ugualmente molto consigliato per l’esperienza offerta.
Da Valdo Gatti Pizzeria
Che noia gli italiani che fanno gli italiani all’estero e mangiano le cose italiane che poi sono sempre medie, no? Sbagliato! Da Valdo Gatti (che nome curioso) ho gustato una pizza come non ne mangiavo da un po’, una crosta croccante e un condimento molto gustoso per una pizza che non ha nulla da invidiare a quelle che possiamo mangiare nel suolo italico.
La pizzeria riesce nella creazione di un menù veramente italiano, con pizze che possiamo trovare comunemente nel nostro suolo nazionale. Vero bonus di italianità il giro di amari offerto alla fine.
Portogallo che esperienza
Il Portogallo è un paese veramente interessante e con una proposta degna di nota; Lisbona è riuscita nell’ardua sfida di conciliare cucina tipica e proposte innovative, seppur mantenendo l’anima portoghese. Come un dedalo colmo di percorsi, la città ed il paese saprà snodarsi attraverso un labirinto di stradine tra gli edifici che vi condurranno verso proposte culinarie stimolanti. La vasta offerta e la rapidità con cui questa tende ad evolvere vi porterà a visitare e rivisitare questi posti più volte, nonché a ritagliarsi un posto nel vostro cuore.





