La zona del Delta del Po, a cavallo tra Veneto e Emilia Romagna, è una delle zone più uniche d’Italia. L’epilogo del fiume più lungo del nostro Paese termina qui, aprendosi in diversi canali e dando vita ad un territorio frastagliato, prima di riversarsi nel mar Adriatico.

Il comune di Porto Tolle, territorio situato all’interno del Delta del Po, è uno dei più vasti della regione Veneto. Non vanta una storia che procede di molto a ritroso, essendo figlio dell’operazione di deviazione del corso del fiume avvenuta nel XVII secolo con lo scopo di proteggere la città di Venezia, a rischio di interramento. 

Scarsamente popolato fino alla prima metà del Novecento, il Delta del Po conobbe una modesta espansione in seguito alle operazioni di bonifica delle paludi durante il regime fascista. Dal secolo scorso fino ad oggi, il terreno è stato ampiamente sfruttato per la coltivazione di canapa da iuta e riso. La posizione è una di quelle più strategicamente convenienti anche dal punto di vista ittico: la laguna e il mare sono interessati da una forte attività di pesca e allevamento di mare.

Una locanda sul mare

Nella zona più adiacente al mare, dopo la frazione di Scardovari, troviamo l’albergo e ristorante da Renata. La locanda è nota da tempo per la sua qualità che le ha permesso di  crescere a livello di popolarità nel corso degli anni ed è passata dall’essere una semplice struttura di passaggio, a un vero e proprio punto di riferimento nella zona. A livello personale, lì ho avuto modo di celebrare diverse tappe importanti della mia vita, quindi non nego di essere di parte.

Il ristorante si trova in una locanda storica, in cui si respira un’aria di freschezza. Le sale sono decorate con mattone a vista e pareti dipinte, sulle quali viene raccontata la storia del posto attraverso foto in bianco e nero della prima metà del Novecento: scene di quotidianità e del rapporto con il mare, che mettono in mostra il lato più umile di un territorio fatto di orizzonti e paesaggi, ma soprattuto di persone che vivevano con quello che il territorio aveva da offrire. Questi elementi si trovano anche nell’essenzialità dei piatti che compongono il menù.

Il menù della Renata è semplice e molto ampio. Teoricamente alla carta, ma solitamente ci si affida a dei percorsi degustazione “fissi”, organizzati quando ci si accomoda insieme al cameriere che ci serve: i piatti vengono decisi per tutto il tavolo, così che ci siano all’incirca le stesse portate e le stesse quantità. Ovviamente, nulla vieta di chiedere un piatto in particolare per qualcuno degli ospiti, ma è favorito un approccio di condivisione.

Quando il gusto prende il largo

Il nostro pranzo si apre con i più classici degli antipasti. Il grande antipasto di mare è la loro opzione all-in, composta da una selezione di crostacei a seconda del pescato di stagione, affettato di tonno e paté di dentice. All’antipasto abbiamo fatto seguire delle capesante grigliate ed un piatto di ostriche locali. L’antipasto è già un meraviglioso biglietto da visita, capace di decantare fin da subito la freschezza dei prodotti e la tecnica ai fornelli.

I primi mantengono le aspettative dettate dal giro di antipasti, e anzi, forse alzano ulteriormente l’asticella. Il risotto signature “Da Renata” penso ad oggi batta qualsiasi altro risotto di mare abbia mai provato in decine e decine di altri luoghi. Se ci pensiamo, il risotto di pesce è solitamente un piatto identificato come salva-scarti e non come un piatto di punta a livello gastronomico, ma oltre ad avere una grande versatilità può variare moltissimo anche sul profilo dei sapori. Cuochi esperti hanno anche qui la possibilità di emergere per la loro bravura.

Ma in questa zona, il risotto ha anche un valore simbolico. Le risaie del Delta del Po ancora oggi producono una varietà di riso che è forse tra le migliori al mondo. I chicchi di questo riso in cottura mantengono la struttura pur rimanendo morbidi, raggiungendo un equilibrio perfetto e ideale per dare texture al piatto, equilibrando la cremosità del sugo dato dalla lenta cottura del pesce. Ad ogni boccone vi sentirete trasportati in mare, a nuotare circondati dal pesce che compone questo piatto maestoso. 

Può capitare che questa mattina vi siate svegliati con il piede sbagliato. Può capitare che una discussione o un imprevisto vi abbia messo di cattivo umore, e che questa cosa vi abbia messo nella condizione di non essere ancora convinti appieno, arrivati a questo punto del vostro pranzo/cena. Legittimo, anche se non corretto. In questo caso, ci penseranno i secondi a farvi innamorare di questo ristorante. Immancabile la grigliata mista, composta da ciò che offre il mercato in giornata.

Volete che vi lanci due lodi pure sulla frittura? Sicuramente, come si dice spesso, fritta è buona anche una scarpa. Però esiste fritto misto, fritto misto e fritto misto. La frittura qua da Renata ha una pastella leggera e non troppo coprente, permettendo così di coglierne il sapore, incalzato da una leggera spolverata di sale. 

Non è mai scontato, un ristorante di pesce per me è eccezionale quando ti permette di scegliere cosa mangiare (in cottura ai ferri in questo caso) e l’offerta qui spazia da orate a branzini, passando dai gamberoni al rombo. Oltre ad avere un’offerta che possa venire incontro ad ogni tipologia di cliente, da Renata si ha anche un occhio di riguardo per la tradizione, con uno dei capisaldi della zona: l’anguilla. Meglio che messa nella piada come si fa a Comacchio, aggiungerei (l’ho detto prima che sono di parte).

L’anguilla, pescata direttamente all’interno del territorio del Delta, rappresenta una delle colonne portanti della cucina locale. Solitamente si predilige il maschio della specie, l’anguilla per l’appunto, e si cerca di preservare il capitone, ovvero la femmina (non chiedetemi il perché di questo gender swapping) insieme alle uova. L’anguilla è grassa, delicata nei suoi aromi e sapori. Accompagnata con un ottimo vino stuzzica il palato ed invita a mangiarne quantità non proprio in linea con la salute. L’anguilla appartiene a quelli che io amo definire “cibi che ahimé sono in declino”, quei piatti che andavano molto di più nelle generazioni precedenti, ma che adesso si sono un po’ persi di vista perché cambiata la disponibilità, così come la sensibilità e i gusti di chi mangia (cioè chiunque). Un gruppo nel quale vorrei tanto vedere anche l’insalata russa, ad esempio.

Abboccato

Da Renata è, oserei dire, il posto per eccellenza dove scoprire cosa ha da offrire il territorio del Delta del Po sotto il profilo culinario (marittimo nello specifico).
Incorniciato in un paesaggio fatto di natura, piccoli paesini e ad un passo dal mare, è forse la celebrazione più magistrale del concetto di vita lenta.

E queste parole le sto scolpendo qui, pixel su web page, nascondendole tra le pagine di un blog di infima visibilità, ma sarò totalmente sincero: io odio queste zone. Sono cresciuto nel territorio del Delta del Po. Non ho alcun legame affettivo eccetto qualche storica amicizia e la famiglia. Io oramai da tempo mi sento radicato bene a Bologna, dove vivo, scrivo e soprattutto mangio. Non ho quindi nessun falso sentimento “patriottico” che mi guidi ad affermare la seguente:

Andate da Renata e regalatevi la quiete

Raggiungete la zona di Scardovari la mattina presto, poi la spiaggia di Barricata. Mettete i piedi nella sabbia. Osservate il mare. Ascoltate il rumore delle onde e di quelle imbarcazioni che passano. Andate a pranzo da Renata, trascorreteci qualche ora. Fate il giro di tutta la Sacca di Scardovari. Fermatevi al tramonto in un posto qualunque. Ordinate uno Spritz. Staccate il cervello. Godetevi le cose belle.