Dieci anni fa il mercato delle birre era una cosa diversa. Solo qualche anno fa, in Italia, stavamo assistendo ad una fortissima espansione di quello che sarebbe diventato poi un settore ben consolidato: il mondo dei microbirrifici. Ed il Beer&Food, all’ora come oggi, si pone come obiettivo quello di raccontarsi.
Beer&Food Attraction è una fiera di settore destinata al mondo del cibo e delle bevande, ma con un’attenzione particolare al mondo della birra. Per quanto riguarda il settore del cibo, il ho.re.ca. (anagramma per hotel, restaurant e catering) Hosted al Rimini Fiere (in contemporanea alla fiera della pesca, peculiare), era attrezzato su due padiglioni, suddivisi in quattro aree tematiche: beer, mixology, crafts, food.
Eventi come questo sono sempre ottime occasioni per fare il punto della situazione: in che direzione si sta muovendo il settore? La contrapposizione degli stand dedicati apparentemente allo stesso argomento non era una mera questione logistica, ma rappresenta la netta separazione che stanno affrontando a livello di posizionamento sul mercato.
La fiera, fin dalle primissime ore del primo giorno, si è dimostrata molto vivace. Complici, sicuramente, anche i diversi stand da cui è possibile assaggiare moltissime birre dei diversi produttori, industriali e craft. Un po’ più scarsa l’opzione sul cibo. Io avrei optato per il mantenere gli stomaci dei visitatori un po’ più pieni, soprattutto in eventi come questi.
Le macroaree a tema birra erano due e si differenziavano in Beers e Craft. Analizzando un attimo la cosa, è chiaro come una differenziazione tale vada oltre la semplice praticità di rendere le due aree riconoscibili.
Il mondo delle birre infatti è da sempre diviso tra chi ha una dimensione industriale (pensiamo alle PMI), e chi ha una dimensione più artigianale (craft). La realtà industriale deve sempre combattere con birre semplici, poco strutturate e che devono vendere. Alla fiera era pieno di stand imponenti e rumorosi, che vogliono attirare l’attenzione di chi è nel settore e proporre i loro assaggi. Il padiglione dedicato al panorama brassicolo italiano era molto più frizzante: lo spirito conviviale che si respirava in questa area più alla mano, con molte meno pretese, rendeva l’esperienza nettamente più godibile.
Attenzione però al rovescio della medaglia. Per quanto i birrifici italiani amino spaziare tra stili diversi e producendo i risultati più caratteristici, è chiaro che ciò li renda non particolarmente competitivi dal lato economico. Gli stili più particolari possono attirare un pubblico più interessato, certo, ma che rimangono una nicchia a livello di percentuale di consumatori rispetto al totale.
La sfida, oggi come ieri e come sarà anche un domani, per il mondo artigianale, è proprio quella di saper far coincidere una domanda senza particolari pretese ad un’offerta che cerca di distanziarsi dai sapori comuni, in favore di una forte identità. Forse il capitale ridicolmente ridotto di queste aziende, rispetto alle aziende blasonate, rende più difficile essere competitivi sotto il profilo marketing.
È interessante osservare anche l’aria che tira in tutto l’evento. Queste sono ottime occasioni per capire in che direzione si sta muovendo il mercato. Se come dicevamo nello scorso articolo, l’obiettivo è quello di fungere da termometro, è chiaro che il settore della birra vive situazioni analoghe ma leggermente migliori rispetto al settore ho.re.ca. Mentre da un lato si parlava di una certa staticità, rispetto al mondo della gelateria/pasticceria, il mondo della birra è ancora dinamico. Le difficoltà di oggi è che non si hanno idee molto chiare su quale sia la direzione da seguire, tra stili che si alternano, proposte zero alcol, marketing più di facciata che di sostanza. La sfida dei prossimi anni sarà quella di comprendere verso che mare rivolgere il timone della propria barca.
Menzione d’onore per Fusetti. Il giovane brand produce bitter, un sogno tutto all’italiana. Oltre alla produzione c’è anche l’ambizione di rilanciare un prodotto che negli scorsi anni è andato via via scomparendo, in favore degli amari. Fusetti si presentava con uno stand che potremmo definire ecclesiastico e con l’intenzione di conquistare tutti con la loro linea di prodotti: bitter classico, cacao e Messico. Se il loro prodotto classico vuole solo essere un prodotto di qualità, sono gli altri due che hanno saputo stregarci. Il Fusetti cacao, con il 25% di aggiunta di fave di cacao che aggiungono delle note lievemente dolci ma equilibrate. Messico, invece, con l’agave a dargli una forte componente affumicata, che può ricordare il mezcal. Il primo punta all’equilibrio, il secondo allo stupore, ma entrambi funzionano e convincono. Bitter e cacao rimangono nella linea permanente della produzione, mentre Messico fa parte di quella linea di prodotti a rotazione e che Fusetti ha dichiarato di voler cambiare ogni anno.
Il Beer & Food Attraction ha saputo raccontare un ambiente che credevo molto più statico e che invece gode ancora di un certo fermento. L’interesse per l’evento ha saputo attirare una folta schiera di curiosi e ha permesso di far assaggiare birre che hanno ancora il sapore di novità e che spero possano continuare l’affermazione del mondo brassicolo in Italia.





