Bologna è una città meravigliosa ma si sa, è molto attaccata alle sue tradizioni. Anche se questo capodanno mi ha sorpreso con una ventata fresca di novità, diventa difficile considerarla capitale dell’avanguardia.
Eppure Bologna dispone di un panorama di locali piuttosto variegato: scansa sapientemente tutte quelle fighetterie da milanesi e si dedica piuttosto a sostanza, con una buona quantità di ristoranti che offrono una cucina straniera. Ad una proposta, anche rinnovata, sul lato della cucina italiana, contrappone quello che per me è l’identità più impegnativa e caratteristica: un denso panorama di osterie.
Le osterie sono l’anima di Bologna, e ne abbiamo di ogni tipo: le più classiche, ma senza una storia; quelle che hanno fatto la storia di Bologna e che ancora oggi vengono ricordate; locali che si dedicano esclusivamente ad un tema (es. tigelle e taglieri); locali che si vogliono adornare di una parvenza di cucina casalinga; locali che tramandano la cucina casalinga; locali che vogliono separarsi dalla cucina di casa, e così via.
Il problema di avere una tale dispersione di offerta, ma in parte il suo fascino tutto made in bolo, è che non si sceglie quasi mai la propria osteria di riferimento per la qualità intrinseca, ma per le vibes che sanno offrire. L’osteria, spesso di quartiere, costruisce con la gente di Bologna un rapporto più umano di quello che si crea con il ristorante tradizionale.
In sugo, l'Osteria del Sole
L’osteria del sole è uno dei locali più storici della città e probabilmente una delle osterie ancora aperte più antiche al mondo. L’insegna recita il 1465 come anno in cui è stata fondata, il che potrebbe risultare un po’ difficile a livello di documentazione stabilire se sia vero, così come se l’osteria sia effettivamente sempre stata in quel luogo. Attualmente si trova in vicolo Ranocchi, nel pieno quadrilatero, potremmo dire quasi più al centro della fontana del Nettuno.
Questo articolo sarà molto breve: la particolarità di questa osteria è quella di offrire solamente birra e vino (e acqua, qualcuno pensi ai bambini!), mentre per il cibo diventa fondamentale doversene occupare personalmente. Questo modus operandi ha lo scopo di incentivare la convivialità del posto.
Diventa quindi fondamentale chiedersi dove siano i confini: quando un locale finisce di definirsi tale e comincia a chiamarsi enoteca? Sicuramente un locale così spartano richiama una certa semplicità tipica dei locali più storici di Bologna, d’altro canto, però, è concentrato sull’offerta di vini e birre.
Sono quelli che io chiamo i problemi di nomenclatura: quando un ristorante, o un esercizio, qualsiasi esso sia, svolge la sua attività stravolgendo le regole, non assecondando gli usi comuni e scrivendo le regole del gioco. Non dovremmo soffermarci così tanto sui titoli con cui decidono di nominarsi questi luoghi, ma anzi dovremmo osservare l’offerta che viene proposta nella sua interezza.
Che cosa, quindi, tiene in piedi l’Osteria del sole? L’atmosfera in primis. Andare all’Osteria del sole presuppone un minimo di organizzazione, perché spesso fa il tutto esaurito e ciò eviterebbe di uscirne completamente stravolti. Anche se difficilmente mi sento di bollarlo come locale imperdibile, penso sia necessario visitarlo almeno una volta per comprendere appieno l’anima di Bologna.





