Più volte sulle pagine di questo blog ho trattato del fatto che Bologna sia un po’ restia a staccarsi dalla propria tradizione. Invece oggi, finalmente, sono felice di poter tornare a parlarvi un ristorante su cui avevo zero aspettative, un ristorante “senza etichette”, come se si trovasse in un’altra città. Un ristorante che si è scrollato Bologna di dosso.
Tra le vie del centro storico, nei pressi del MamBo, Zenzero è facilmente raggiungibile, sia in auto che in treno (è a due passi dalla stazione ferroviaria). Si trova in una traversa che collega alle arterie principali del centro, lontano dal caos ma comunque vicino a tutto.
Le ampie vetrate regalano ai passanti la visuale di un interno decorato in modo quasi opposto al modo in cui ci hanno abituato i ristoranti tipici bolognesi. Le osterie della città hanno spesso pareti affollate di oggetti e quadretti, che donano un aspetto chiassoso e vibrante. Qui invece, le pareti con colori tenui la fanno da padrone e il mobilio in legno chiaro dallo stile nordeuropeo crea un ambiente molto caldo, rilassato e informale.
“Ogni giorno, a pranzo, Zenzero Bistrot offre un menù diverso, creato dallo chef sulla base di ingredienti freschi e di stagione.” Fin da subito è chiaro che Nadia e Marco, proprietari del locale, danno molta importanza alla provenienza delle materie prime. Da Zenzero l’obiettivo è quello di preparare portate composte da prodotti provenienti da un’agricoltura biologica, nel rispetto dell’ambiente e della stagionalità. Il “prezzo da pagare” è un menù ad alta variabilità, che richiede tecnica ed esperienza per essere mantenuto con così tanta costanza. Grande attenzione anche nei confronti dei vini e delle birre, provenienti dal territorio.
Zenzero propone due formule: a pranzo un menù con piatto unico, con scelta tra due primi, tre secondi e due contorni. A cena invece un classico menù alla carta, quello che mi sono ritrovato a provare.
Qui si serve cura e semplicità
Ho provato tra gli antipasti la crema di fave con cicoria ripassata e piccantina. Una crema molto morbida che viene bilanciata dal forte sapore della cicoria. Sin da subito è chiaro che il ristorante non ha nulla da invidiare ai ristoranti più raffinati. Giro di primi dal carattere sicuramente interessante. A tavola si sono sfidati tre contendenti tra i quali non ho saputo scegliere un preferito: da un lato, ravioli alla ricotta, miele e limone e granella di mandorle; dall’altro lato del tavolo tortelli vegan ai radicchi di campo, patate e porri, saltati con verdure miste; al centro tra di loro linguine al pesto vegan, briciole di pane profumate con brunoise di pomodori (piccoli cubetti finissimi). I primi nel menù non sono numerosi, ma decisamente molto più vari delle offerte di altri locali in linea con Zenzero. Con questo tris di piatti si può apprezzare la valorizzazione che viene fatta degli ingredienti, semplici e dai sapori molto delicati (come il porro, per esempio) e la creatività, quella dei ravioli con ricotta e miele ad esempio, un piatto che si avvicina notevolmente al mondo dei dolci, ma qui presentato come un primo salato (e dal sapore assurdo!). Eppure è con le linguine — il piatto più semplice — che Zenzero conquista un posto tra i locali super consigliati.
Ammetto però ora il mio errore più grande: l’essermi fermato qui. Avrei voluto approfondire il resto del menù, soprattutto i secondi: un piatto misto vegetariano, della carne di fassona e per i formaggi del caciocavallo. Le verdure estive accompagnano la totalità dei piatti, con la possibilità di aggiungere altro tra la selezione di contorni. Nulla di particolare qui, dalle patate al forno alle già citate verdure di stagione. Ottima sorpresa quella dell’offerta dei dolci, 100% interna e quindi dipende un po’ dal momento, dalla serata, dal tempo.
Forse Zenzero si è davvero scrollato Bologna di dosso. Non perché voglia prendersi sul serio più degli altri, ma perché non ha bisogno di dimostrarlo. Niente insegne pretenziose, niente finto disordine da osteria instagrammabile. Qui si cucina bene, punto. Senza marketing, senza rumore. Ed è proprio questo che lo rende diverso da tanti altri.





