Ok ragazzi, premettiamo subito che questo non vuole essere un articolo che mira ad influenzare la vostra opinione sull’attuale struttura del nostro governo. In casa nostra siamo per la preservazione del libero pensiero, purché se associato ad un continuo e costruttivo dibattito.
Quindi se adesso ci stiamo spendendo due righe, sul tema, è perché fin dal momento delle nomine, diversi di noi avranno storto il naso di fronte all’istituzione di un nuovo Ministero della Sovranità Alimentare.
Questo cambio di nome nella figura ministeriale proviene pari-pari dal programma della Lega.
Quindi, doverosamente, ho deciso di recuperarmi il programma integrale della Lega. Le politiche legate alla promozione della sovranità alimentare sono descritte, dopo innumerevoli giri di parole, con la ricerca di un maggiore condizione di autosufficienza.
Ed appunto, l’agricoltura è il primo punto di un lungo elenco, organizzato in ordine alfabetico, delle tematiche in programma per la Lega. Una lunga lista di promesse da attendere, verrebbe da dire. Ma soffermiamoci su quello che ci interessa.
La gestione dell’agricoltura e di tutta la filiera della produzione di prodotti “Farm to fork” viene sviscerata con una forte predisposizione all’incentivo del prodotto interno. Si parla di un’utopica autosufficienza alimentare come un obiettivo strategico e ad una forzatura all’Unione Europea a controlli più severi nel confronti di prodotti che si fingono un Made in Italy che non sono, con l’obiettivo di contrastare dei (reali) danni economici al nostro paese.
Il secondo punto che va a costituire questa sovranità è il contrasto alle tempistiche e ai programmi del “Green Deal” e alla ecologificazione del settore primario. Secondo la Lega occorre allentare la mano sugli agricoltori per non intaccarne i profitti, ovviamente il tutto a spese dell’ambiente.
La Sovranità Alimentare rappresenta quindi un cambio di rotta su come debba evolvere l’intero settore agricolo. Una scelta più conservativa e che antepone l’attività imprenditoriale agli obiettivi comuni sulle politiche ambientali. Vedremo nel lungo termine se è tutto destinato a limitarsi ad un cambio di nome o se invece porterà a cambiamenti e tangibili e se sì, con quali impatto.





