Quando ero più giovane gli eventi fieristici erano pochi e tutti con una forte identità: si andava a Lucca per il Lucca Comics (anche se quello è un evento più orchestrato); ricordo con fortissima nostalgia il Motor Show, evento dedicato al settore dell’automotive; e come scordarsi il clamore che faceva ogni anno il Cosmoprof, l’evento per eccellenza dedicato alla cosmesi.

Si è svolto nella finestra del 16-20 gennaio il SIGEP, il “Cosmoprof” dedicato al mondo della ristorazione, passando dalla pizzeria e arrivando alla pasticceria. Arrivato alla sua 47^ edizione, nel tempo si è distinto come uno degli eventi mondiali di punta per gli appassionati e gli operatori del settore: pasticceri, baristi, cuochi, proprietari di ristoranti, produttori di forni e di attrezzature specifiche da usare in cucina. Il SIGEP è destinato a chi fa del mondo della ristorazione la propria ragion di vita.

Strutturato lungo le due grandi navate del quartiere fieristico di Rimini, il SIGEP destina un lato dell’evento ai diversi attori del settore, i fornitori merceologici, e l’altro invece alle aziende dedicate alla progettazione e produzione di macchinari specifici. Una volta capito come orientarmi (mi perderò 150 volte nel corso delle successive sei ore), è stato divertente girovagare per i vari stand e osservare le loro proposte.

Vale la pena andarci?

Il SIGEP, semplicemente, è un luogo di aggregazione. Articolato sulle tematiche di pasticceria e gelateria e sul mondo dei panificati, è popolato dal personale di aziende che hanno il compito di promuovere i propri prodotti, ma anche di stringere accordi commerciali.

Gli spazi espositivi si riempiono di stand con il chiaro obiettivo di dimostrare chi ce l’ha più grosso, letteralmente: banconi infiniti sui quali decine e decine di croissant, tra i più classici a quelli fatti con farine sperimentali; tecniche di lievitazione innovative e prodotti che si avvicinano di più al mondo artistico che a dei prodotti destinati al solo scopo di essere venduti. Gli assaggi si sprecano.

Riguardo al cibo, si potevano osservare tre macro aree: farine e panificati, gelateria e mondo del surgelato. I grandi mulini industriali hanno saputo raccontare un mondo che riesce ancora a portare innovazione con nuove farine, nuove tecniche di preparazione e nuove tecnologie che permettono una sempre maggior diversificazione dei prodotti proponibili.

Anche i grandi marchi legati al gelato erano presenti, con una quantità imbarazzante di banchi frigo da cui assaggiare una varietà sconfinata di gusti: classici di qualità, classici senza particolari ingredienti, classici rivisitati oppure gusti nuovi. Se inizialmente il numero di questi banconi poteva sembrare eccessivo, lo spettacolo impietoso di visitatori che continuamente li prendevano d’assalto alla ricerca disperata di un assaggio ha reso il tutto molto più sensato.

Poco da commentare invece per quanto concerne i diversi fornitori di prodotti surgelati. Sicuramente si poteva notare un aumento dell’offerta sia in termini di fornitori, che nel ventaglio di prodotti disponibili. La frammentazione di un mercato come quello dei surgelati è interessante, considerando che non ha necessità stringenti a livello di tempistiche di gestione, che giustificherebbe una logistica in aree contenute. #surgelati Probabilmente, la difficoltà nel costruire una forte identità intorno a prodotti che sono solitamente standardizzati ha reso difficile l’emergere di grandi colossi, come è successo con i gelati confezionati. Sicuramente una suddivisione così eterogenea di fornitori non può che essere a vantaggio dei commercianti.

Fortissimo pollice abbassato invece per il settore del cioccolato. 2026: Dubai’s chocolate. Ancora? Oltre alla bolla che si è sgonfiata e quindi ad una minore presa di marketing, davvero non siamo riusciti a pensare a nient’altro che fosse cioccolato e pistacchio? Per non parlare delle conseguenze che si sono già riflettute l’anno scorso sui prezzi delle materie prime. Un settore impantanato che non sa come risollevarsi da questo momento di crisi che si sta protraendo già da un po’.

Alla categoria cose che decisamente meritavano più attenzione e che non avevo la benché minima idea avrei trovato al SIGEP, la pizza arena. Un’area che si è presa un intero padiglione, con venti postazioni attrezzate tra tavoli e forni e sulle quali si sfidavano i pizzaioli alla creazione della pizza più creativa. Sicuramente una sfida più avvincente di altri sport, avrei solo voluto una cronaca incalzante o quantomeno un commento durante la gara.

Un paio di considerazioni in merito

Non ero mai stato al SIGEP, ma ora mi è chiaro perché sia considerato un evento imperdibile. Al SIGEP si va sicuramente a vedere delle novità, tendenze e qualità in un luogo e in un momento che si prefigge l’obiettivo di raccontare dove stiamo andando con l’intero settore della panificazione, o dei lievitati che dir si voglia.

E’ una fiera fortemente votata agli operatori del settore ed è chiaro fin da subito. Evitate la visita se pensate di dedicarci una semplice gita in famiglia, il grosso dell’evento è indirizzato alla proposta commerciale. Se, però, doveste avere un business un minimo coinvolto, potrebbe vederlo o come un piccolo bar oppure come un grande laboratorio, in questo caso vale sempre la pena visitare queste realtà.

Il SIGEP riesce molto bene a fare quello per cui dovrebbero essere progettati eventi del genere: riduce le distanze. Non parlo semplicemente di produttori, fornitori e rivenditori. Parlo anche di una certa fetta di professionisti (e anche certe “rockstar” del settore come Gino Fabbri) con i quali, durante questi eventi, diventa più facile avere un contatto ravvicinato più disteso e tranquillo. Per un settore come questo, dove l’elemento umano rimane centrale ed imprescindibile, avere ancora l’opportunità di scambiare qualche parola con i big è possibile solo perché l’evento ha uno stampo internazionale ma anche una dimensione molto locale.

Nel complesso, un’esperienza che ha saputo regalare ottimi spunti di riflessione e che non mancherò di visitare il prossimo anno.