La città di Bologna è organizzata contrapponendo il centro storico, pieno di attività e servizi, ed una periferia molto residenziale. Ovviamente è nel centro storico, che attira più persone e turisti, che si accentrano la maggior parte delle attività dedite alla ristorazione. Non a caso, trovo sempre drammatico cercare un buon posto dove far colazione appena fuori mura (preferisco spingermi fino a Granarolo dal maestro Gino Fabbri).

Vicino all’ippodromo di Bologna c’è un piccolo ristorante, nascosto tra le palazzine, chiamato 2 cuochi. Il nome, non a caso, è identitario del ristorante. Due cuochi (che in realtà solo due non sono) che hanno creato due menù, uno rappresentante la tradizione Bolognese ed uno votato alla sperimentazione.

Arrivati al locale, le prime cose che colpiscono sono una siepe posta davanti all’ingresso che contorna uno spazio che antecede il locale, come se cercasse di fare un cuscinetto di protezione dal traffico e dal caos cittadino. Il locale si trova comunque in una zona molto tranquilla, l’unica difficoltà che si può incontrare è magari nella ricerca di un parcheggio. Il lato esposto alla strada è completamente vetrato e l’ingresso è leggermente rientrato, creando un gioco dove si sta sbirciando l’interno del locale senza essere di fatto entrati.

Questo piccolo dettaglio è una sorta di anteprima della cura che è stata messa nella progettazione del locale. L’estetica del locale richiama molto il design moderno tipico scandinavo, con ampi specchi e una forte presenza di verde. L’illuminazione è calda e accogliente e contribuisce a rendere il tutto molto confortevole.

Mi lamento spesso che a Bologna si è smesso di fare innovazione, nel campo dove li reputo i detentori della conoscenza. Solitamente si trovano trattorie e ristoranti che presentano il classico menù trito e ritrito di proposte tradizionali, menù fotocopie. Altri locali si dedicano ad una cucina più sperimentale, pagando spesso il prezzo di perdere buona parte della clientela locale, che è complice della mancata voglia di rinnovarsi; spesso questi locali rivolgono lo sguardo al turismo gastronomico, a chi viene in città con l’idea di provare quel determinato ristorante.

Ecco perché un progetto come quello di due menù, che mostra tutte due le anime, in un contesto così distante dal centro, lo trovo molto ambizioso. Soffermandoci sul menù classico, che loro chiamano dalla città, si è optato per una selezione che ha permesso di concentrarsi su alcuni piatti della tradizione piuttosto che una rivisitazione completa.

Vengono proposti due taglieri, uno con i salumi più classici ed uno con salumeria montanare, come il prosciutto di cervo oppure il salame di cinghiale. Stessa sorte anche per i primi, che alterna alla bolognesi canonica (tortellino in brodo, la tagliatella al ragù e la lasagna alla bolognese), anche una bolognesi contemporanea (tagliatella al prosciutto, tortellino alla panna, tortellone burro e salvia), con buona pace dei bolognesi. Nei secondi possiamo trovare la cotoletta (che penso proverò la prossima volta) con friggione e verdure di contorno.

Il menù dalla cucina, più sperimentale, presenta all’incirca lo stesso numero di opzioni ma che qua spaziano in molte giù direzioni. Negli antipasti possiamo trovare polenta con crema al taleggio e tartare di salmone affumicato accostato ad una parmigiana di melanzane (rigorosamente made in sud, specificato in menù). I primi sono composti sono articolati in due di terra (tortello verde in crema di parmigiano; raviolo di sfoglia nera con crema di patate, pecorino e pepe) e tre di mare (pacchero allo spada; spaghettone alla chitarra con battuta di tonno rosso crudo; spaghetto alici, stracciatella e granella di pistacchi). Chiudono il menù i secondi, con interessanti proposte di carne (cosciotto di coniglio alla paprika), qualche secondo di pesce (polpo ai ferri), ma anche una proposta vegetariana (polpette di ceci) ed una vegana (non specificata, penso si adatti alla stagione).

Come dolci la proposta non è particolarmente elaborata, ma sono tutti ben fatti. Ho provato il tiramisù e soddisfa le aspettative. Del resto del menù, il tagliere è delle dimensioni ottime per due persone (io l’ho spiluccato con un po’ di altre persone), mentre come portata principale ho assaggiato, il raviolo di sfoglia: spessore della sfoglia e ripieno erano impeccabili, forse avrei dosato maggiormente il pesto alle ortiche. Eccezionale il tortello verde, con quel guanciale di mora romagnola e pomodoro in polvere.

Se cercate un posto un po’ insolito dalle solite opzioni blasonatissime in centro, 2 cuochi saprà sicuramente regalarvi soddisfazioni sia che optiate per il classico bolognese, sia che abbiate voglia di sperimentare qualcosa di più innovativo ed interessante.