Forse il dono più bello che ci ha concesso la globalizzazione è la condivisione dei diversi stili culinari. Anche se nelle grandi città queste novità sono sopraggiunte con un certo anticipo, è sempre stato difficile arrivare alla diffusione capillare su un territorio vasto.

Nel periodo che ha seguito il dopoguerra, abbiamo assistito a Paesi che sono cresciuti forti di espansioni industriali massicce. Per i paesi asiatici, usciti sconfitti dal conflitto, abbiamo invece osservato una ripresa economica affrontata con una strategia votata all’esportazione dei propri prodotti culturali.

Questi eventi sono quelli che hanno portato poi ad una diffusione così ampia della cucina asiatica in tutto il mondo, Italia compresa. Certo, creare mercato semplice per tutti ha richiesto una certa adattabilità al mercato di riferimento, con formule come l’all you can eat ed un menù molto occidentalizzato. Ma è innegabile che la diffusione della cucina asiatica sia stato un fenomeno quasi miracoloso. Se pensiamo nella sua interezza, i numeri in termini di ristoranti aperti è davvero impressionante, e mai replicato dall’arrivo di altre cucine.

La standardizzazione della proposta ha avuto la conseguenza di appiattire l’offerta culinaria dei suddetti locali. Spinti dalla necessità di offrire una generica esperienza orientale, tutti hanno dovuto optare per un menù che presenti i classici capisaldi di quella cucina ed una piccola proposta studiata da chi in questi locali ci lavora.

Solo negli anni più recenti, fortunatamente, abbiamo iniziato ad assistere ad un inversione di tendenza. Qui a Bologna lo Yuzuya è stato sicuramente pioniere di questa nuova tendenza e forse con un po’ di fatica, è riuscito col tempo e insieme ad altri a creare una parentesi di ristoranti “tradizionali” che possono spaziare con molta più creatività e proposte di un certo interesse.

Situato letteralmente sulla rotonda dei Mille, in una posizione strategica ravvicinata sia alla stazione dei treni sia ai centro, Dim Sum House è un ristorante cinese aperto recentemente. Esteticamente da fuori non ha un appeal fortissimo: grandi vetrate permettono di affacciarsi all’interno di un locale che si presenta molto semplice nell’arredo e nei colori.

Il menù di Dim Sum è chiaro e ben articolato. Inizia con una proposta di degustazioni di ravioli (loro si definiscono ravioleria, anche se propongono anche altro), che spaziano sia per tipologia che per ripieni. Le porzioni sono circa di una decina di ravioli per piatto, i condimenti sono molto variegati sia per la carne (maiale/manzo + verdure a scelta), sia per quelli di mare (gamberi/capesante) che per l’ottima proposta vegetariana.

Per essere una persona che tollera abbastanza bene il piccante, i ravioli di maiale con peperoncino sicuramente sono stati una bella botta di vita. Comunque il piccante non copriva ma anzi esaltava molto bene i sapori del piatto.

Tra i primi, i Won Ton preparati a mano sul momento – come viene dichiarato con una certa fierezza- la fanno da padrone. Sono spalleggiati da un immancabile riso con pollo/maiale/gamberi al curry che non mancherò di assaggiare la prossima volta. In menù offre anche dei classici spaghetti di soia/grano/riso.

Molto interessante le preparazioni che servono con ciotola calda e mantenuta calda da una fonte di calore – in questo caso, un piccolo fornello a gas – che manteneva il tofu stufato con le verdure in temperatura. Il brodo non era bollente, ma della giusta temperatura da renderlo gradevole per tutto il tempo, senza costringerti a fiondarti su il piatto per finirlo prima che si freddi.

Uno degli ingredienti chiave del menù sono i funghi muer. Anche se di primo acchito possono sembrare qualcosa di particolarmente esotico, questi altro non sono che la variante di fungo nero più comunemente diffusa sul suolo asiatico. Consistenza e sapore si differenziano rispetto al cugino occidentale, ma è soprattutto quando cotto che questa tipologia di funghi rivelano la loro diversità all’assaggio. Un piccolo must try del Dim Sum.

Mi sono alzato dal tavolo molto sazio. A fronte di un conto in linea con quello che abbiamo mangiato e dove lo abbiamo mangiato, mi sento di consigliare visite ripetute – come sicuramente farò anche io – al fine di esplorare piano piano un po’ tutto il menù che possono offrire.

Dim Sum ha ad oggi l’importante missione di celebrare la cucina cinese per quello che ha da offrire oltre i soliti menù degli all you can eat, che non riescono a far emergere certi piatti della tradizione sia nella loro esecuzione che nella presentazione a tavola.